La mia esperienza come Sindaco di Pordenone, la consapevolezza delle grandi potenzialità umane e territoriali, l’esigenza di interpretare ed incanalare la domanda di profondi cambiamenti che proviene dalla società civile, l’urgenza non più rinviabile di affrontare i nodi strutturali che frenano lo sviluppo economico e sociale, l’imperativo di non rassegnarsi alla situazione presente, ma di concepire e dare concretezza ai sogni di tutti, sono state le ragioni che mi hanno spinto a sostenere e partecipare al progetto di Debora Serracchiani.

Le azioni che abbiamo individuato poggiano sulla consapevolezza che, pur tra difficoltà di ogni tipo, sia possibile pensare ad un futuro migliore creando nuove opportunità per il lavoro e le imprese, valorizzando il grande patrimonio costituito dalle energie morali e dalle capacità collettive del Friuli Venezia Giulia, regione ponte con l’Europa.

Con un grande sforzo di sintesi, e quindi non citando molti campi d’azione che comunque lo meriterebbero, possiamo dire che:

Il processo di cambiamento deve necessariamente partire da un rinnovato rapporto di fiducia tra le istituzioni ed i cittadini basato sulla massima trasparenza, sul taglio veramente incisivo dei costi della politica, sulla massimizzazione dell’efficacia e dell’efficienza dei lavori consiliari e della macchina amministrativa, sull’ascolto di tutte le voci, sulla rapidità delle risposte ai cittadini.
Il taglio dei costi con l’abolizione delle Provincie, l’aggregazione di comuni, la chiusura di enti ed agenzie non strategiche, la razionalizzazione dei servizi, non rappresentano solo una domanda di moralità, ma servono al reperimento di maggiori risorse da destinare all’occupazione, alla salute, all’istruzione, alla tutela dell’ambiente, al patrimonio culturale.

La nostra Regione deve ritrovare la capacità di crescere, di creare le condizioni, investendo risorse per ricerca e sviluppo, facilitando l’accesso al credito, internazionalizzando e specializzando il tessuto produttivo, per nuove opportunità lavorative.
Scontiamo ritardi che ci prefiggiamo di colmare nel campo della ricerca e delle tecnologie più avanzate, del digitale, dell’integrazione fra rete fissa, wi fi diffusa e connessioni mobili, dell’estensione della banda larga.

C’è stato in questi anni un uso scriteriato del suolo e del territorio con gravi danni al sistema idrogeologico, al patrimonio paesaggistico, alla qualità ambientale. Legge urbanistica, Piano paesaggistico, il ricorso alla rigenerazione e alla riqualificazione dell’esistente, la sicurezza nelle scuole, l’efficienza energetica degli edifici saranno i cardini per ridare valore all’ambiente e al territorio.

La sanità a cui tendiamo non riguarda solo l’aspetto diagnostico e curativo, ma è imperniata sullo stare bene, su uno stato psico fisico elevato dei cittadini, che saranno posti al centro di ogni azione. Si punterà pertanto sulla prevenzione sociale e sanitaria, sulle cure primarie, sul contenimento delle liste d’attesa, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, su un’organizzazione del welfare di scala europea, dotata di elevati standard qualitativi.

Bisogna riconsiderare il concetto di cultura e concepirla come motore di progresso, partendo dal dato che le attività connesse alla creazione artistica, ai beni culturali, alla sfera della conoscenza, sono in grado di produrre eguale ricchezza dei comparti manifatturieri. La cultura deve uscire dal ruolo di marginalità in cui è stata finora confinata assumendo una funzione di traino con il supporto di vere e proprie politiche industriali basate sull’imprescindibile legame tra cultura, istruzione, ricerca ed università.
Per rispondere alle sfide dei nostri giorni, che richiedono livelli di istruzione e di specializzazione sempre più elevati per accedere al mondo del lavoro e corrispondere all’obiettivo della conoscenza e della formazione permanente, ci proponiamo di rafforzare e qualificare la scuola puntando su efficienza, inclusione, qualità e sicurezza. Una scuola di qualità, permeata di saperi e conoscenza, è il presupposto essenziale per ogni prospettiva di sviluppo e di futuro per le nuove generazioni.