1. Una Regione Autonoma, Speciale e Federalista che guarda al mondo e ai luoghi, alle persone e alle imprese

Dobbiamo dar vita a un modello regionale federato e competitivo, capace di rafforzare il modello istituzionale locale conciliando rappresentanza democratica e valore dei luoghi sulla base dei principi dell’efficienza e della logica del risultato.

In un contesto in movimento, servono enti locali di nuova generazione capaci di alimentare la partecipazione e nel contempo di erogare servizi di qualità a costi contenuti, di progettare il futuro del territorio salvaguardando risorse e patrimoni.

In Friuli Venezia Giulia, dopo le fusioni e l’ingresso di Sappada ci sono 215 comuni, con un numero medio di abitanti per Comune di 5.592 (che significa oltre il 30% in meno rispetto alla già bassa media nazionale), e con 128 di essi (il 60 % del totale) aventi una popolazione inferiore ai 3.000 abitanti (47 sotto i 1.000).

La Riforma in corso di attuazione ha semplificato il quadro istituzionale e rafforzato le capacità dei Comuni, attraverso le 18 Unioni Territoriali Intercomunali, di offrire ai cittadini servizi migliori, di lavorare assieme per programmare adeguatamente lo sviluppo del territorio. Si tratta di una modernizzazione necessaria che favorirà la creazione di ambiti territoriali più robusti e capaci di realizzare obiettivi essenziali per le comunità locali, quali asili nido, case di riposo, impianti sportivi e strutture scolastiche.

Non si vuole puntare solo ai risparmi delle gestioni delle singole funzioni comunali.

Al centro ci sono i cittadini, le associazioni e le imprese che richiedono risposte immediate a problemi sempre più complessi e difficili cui il singolo Comune sempre più spesso non è nelle condizioni di fornire.

L’impianto culturale e strategico della riforma viene pertanto ritenuto corretto e da mantenere, perché chiede ai comuni di lavorare assieme e in rete sia nel programmare lo sviluppo economico, sociale e culturale del territorio, sia nell’organizzare i servizi in modo più efficiente nell’interesse dei cittadini. La riforma, come succede ad ogni cambiamento radicale, ha necessariamente dovuto affrontare una serie di difficoltà in fase di prima applicazione dovute ad una pluralità di fattori ed è intenzione della nostra coalizione accompagnare il percorso riformatore avendo la piena disponibilità ad intervenire per accompagnare, migliorare e correggere gli aspetti critici pur mantenendo integro l’impianto strategico.

In particolare si dovranno affrontare i seguenti temi:

  • Favorire nuove assunzioni e mobilità di comparto verso le UTI e nei comuni che sono stati fortemente penalizzati in questi anni dal blocco del turnover e dalle diverse norme di contenimento della spesa pubblica. Ebbene, pur non essendo questo un problema conseguente dalla riforma, è evidente che la carenza di personale è stato uno dei principali ostacoli ad un avvio agevole della nuova organizzazione dei comuni in Unioni;
  • Affrontare il tema della governance delle Unioni favorendo un maggiore coinvolgimento dei singoli consigli comunali;
  • Continuare il lavoro di confronto con tutti i sindaci della Regione per affrontare e risolvere tutte le difficoltà applicative che si sono riscontrate nella fase di avvio di questa nuova importante riforma.
  • Va invece confermata, irrobustita e confermata la riforma della finanza locale che ha portato un grande beneficio introducendo il meccanismo dell’intesa tra la Regione e le UTI.

Dal ‘coraggio di fare delle riforme’ al passaggio ad un modello regionale federato.

Il sistema delle autonomie locali della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia deve procedere ad un vero e proprio federalismo su base regionale capace di sfruttare la semplificazione nei rapporti inter-istituzionali già realizzata e la possibilità di un accesso ai finanziamenti da parte dei territori trasparente e soprattutto veloce.

Un sistema che ha come suo orizzonte finale un modello di sviluppo basato non tanto sul Pil quanto sul Benessere Equo e Sostenibile, attento allo sviluppo economico e al welfare, all’ambiente, alla cultura.

La responsabilità è, di riflesso, quella di aumentare le risorse finanziarie per investimenti sullo sviluppo economico e turistico alle Unioni di Comuni. Infatti, ora l’Intesa per lo sviluppo vale 160 mln € per il triennio 2018-2020, che si traduce in 262 interventi immediatamente cantierabili sul territorio. Questi dovranno essere incrementati.

L’impegno è volto all’autodeterminazione su scala regionale, riguardo la tassazione, attraverso il superamento delle varie imposte locali e l’introduzione semplificata di un’imposta comunale targata Friuli Venezia Giulia, più semplice e meno onerosa per le famiglie e imprese.

Si tratta di basare una quota dei trasferimenti regionali ai Comuni sul principio della compartecipazione al gettito dei tributi erariali, facendo sì che una parte della ricchezza prodotta dai territori ritorni agli stessi e bilanciando questo meccanismo con l’istituzione di un fondo di perequazione e solidarietà per i Comuni dotati di minore capacità tributaria.

Il “protocollo d’intesa” tra lo Stato e la Regione, sottoscritto nel mese di gennaio 2018, apporta modifiche alla disciplina dei contributi di finanza pubblica per il biennio 2018/2019, stabiliti dal patto “Tondo – Tremonti” del 2010 che ha penalizzato oltre misura il concorso del Friuli Venezia Giulia nell’opera di abbattimento del debito.

Nello specifico lo Stato e la Regione, avvantaggiandosi delle coperture finanziarie previste dalla Legge di Bilancio dello Stato, hanno stabilito una riduzione di 120 mln sia per il 2018 sia per il 2019 del contributo alla finanza pubblica concordato in precedenza, rimodulando i criteri per la Riforma dell’articolo 49 dello Statuto Regionale in materia di compartecipazione al gettito erariale. Conseguentemente, quanto dovuto dal Friuli Venezia Giulia è stato ridotto da 370 mln a 250 mln con nuove opportunità di investimento nei vari comparti produttivi. Questo è un corposo riconoscimento alla Regione per la corretta ed oculata gestione del debito.

Vi saranno ulteriori spazi di manovra all’atto della rinegoziazione dell’accordo (30 giugno 2019) ed è proficuo per la Regione aver convenuto il passaggio dal “riscosso” al “maturato” permettendo di introitare le imposte in ragione del luogo in cui viene prodotta la ricchezza ricomprendendo anche le imprese che producono in Friuli Venezia Giulia anche se pagano le imposte al di fuori dei confini regionali. Questo meccanismo permette un ampliamento del 50% della platea dei contribuenti che attualmente portano risorse al bilancio regionale e mette al riparo l’Amministrazione Regionale dall’eventuale fuga delle società verso tesorerie esterne.

Dall’altra parte, è impegno ineludibile ancorare l’Autonomia e la Specialità alla coesione interna, alla comunità regionale e agli interessi più generali del Paese.

Entro questa cornice, Autonomia e Specialità richiedono competenze nuove e aggiuntive, a partire dalla gestione del sistema scolastico e dalla responsabilità nella gestione e valorizzazione dei musei e dei siti archeologici che oggi sono di esclusiva competenza statale (Museo Archeologico Nazionale e Paleocristiano di Aquileia, Museo di Archeologia Subacquea di Grado, Museo Archeologico Nazionale di Cividale). Richiedono altresì la garanzia di risorse e la definizione di un nuovo equilibrio tra Stato e Regione stabilizzandone i rapporti finanziari.

Con la prossima entrata in vigore delle nuove norme di attuazione dello Statuto in materia di finanza locale, la Regione ha l’opportunità di disciplinare le leve delle entrate locali e definire, pertanto, precise politiche di fiscalità territoriale che consentano, tra l’altro, la coesione sociale e l’attrazione di imprese e competenze.

Una Regione con queste prerogative ha il dovere di articolare la propria fiscalità per far fronte a fenomeni strutturali che la coinvolgono, come il basso tasso di natalità e il progressivo invecchiamento della popolazione, il rischio di depauperamento della montagna e delle aree marginali. Perché non possiamo fermarci a misurare le performance dell’amministrazione regionale o intercomunale in sé. Dobbiamo dotarci di indicatori e valutare, sulla scorta di quanto avverrà a livello nazionale, quanto stiamo rispondendo ai bisogni della persone, quanto stiamo producendo benessere condiviso.

Per questo, l’impegno sarà volto a progettare insieme ai Comuni, alle rappresentanze dell’economia e della società una riforma complessiva che disciplini tributi locali, giungendo ad una loro semplificazione.

Appalti e forniture a supporto del sistema locale delle imprese.

L’attenzione al sistema locale d’impresa e al suo sostegno, con il riverbero di effetti positivi sulle imposte regionali, possono articolarsi in vari modi ed in ogni caso devono essere compatibili con le prescrizioni ed i vincoli normativi che regolano la concorrenza.

L’impegno è volto a svolgere un’attività di monitoraggio sull’esito finale dei finanziamenti erogati e ad approfondire le possibilità che i Consorzi e le Partecipate possano predisporre regolamenti che permettano di riservare alle imprese locali benefit e/o una quota percentuale di lavori e forniture. Verranno considerati criteri di utilizzo dei finanziamenti regionali a tasso agevolato destinati alle imprese, in forma diretta (nei settori della manifattura, dell’agricoltura) e attraverso strumenti quali il Frie, per promuovere effetti sul rientro fiscale. Un’attività di stimolo verrà effettuata nei confronti di Banche, Associazioni e Società private con sede in Friuli Venezia Giulia al fine di privilegiare l’occupazione e le ricadute territoriali.

Le relazioni con l’Unione Europea e le Regioni contermini.

Se la nostra posizione, a contatto con l’area industriale più avanzata d’Europa costituisce un’opportunità già sfruttata dalle nostre imprese che esportano oltre il 60% della loro produzione nell’area UE, il nuovo ruolo della regione come cuore della piattaforma logistica che dall’Asia porta verso il centro dell’Europa ci permette di guardare al contesto internazionale con occhi diversi. La regione deve caratterizzarsi per la sua capacità di dare valore aggiunto alle merci in transito, di trasformare, quindi, i beni in transito a beneficio sia del tessuto produttivo locale sia dei nostri partner nel continente. Come già si è visto, se cresce il porto di Trieste, cresce l’Interporto di Cervignano, l’Interporto di Pordenone e il sistema del Friuli Venezia Giulia tutto.

Un obiettivo raggiungibile affinando sia la nostra efficienza produttiva, grazie a investimenti mirati ad aumentare la produttività del valore e la complessità dell’offerta di servizi dedicati all’industria, sia potenziando la rete logistica infrastrutturale, sia aumentando la nostra capacità di dialogare con i centri decisionali europei. In questi termini, il Friuli Venezia Giulia, in forza del suo nuovo ruolo di terminal dell’Adriatico, deve attivarsi presso le istituzioni europee in coordinazione con le altre regioni e aree dell’Alpe Adria per rafforzare la cooperazione, potenziare il peso decisionale, attirare investimenti mirati.

La Regione può e deve potenziare il ruolo di riconosciuto hub economico del nord Adriatico, condividendo con gli altri partner nazionali e internazionali obiettivi e strategie di medio e lungo termine.

Grazie ai programmi di cooperazione decentrata con i Paesi contermini e ai programmi di cooperazione allo sviluppo con i Paesi extra UE, siamo in grado di rilanciare le attività delle nostre aziende in termini di export, stringendo i partenariati necessari con le autorità dei mercati emergenti dei Paesi in via di sviluppo. Questo consentirà alle nostre aziende di raggiungere i consumatori di tutto il mondo.

Le recenti attività di cooperazione specie con i Paesi del nord Africa, quali ad esempio la Libia, hanno dimostrato come è possibile contenere la spinta alla migrazione e contemporaneamente creare opportunità di sviluppo in loco per l’imprenditoria regionale nei settori delle infrastrutture, dei servizi e della commercializzazione dei prodotti. La stessa esperienza ci collega ai Paesi dell’America Latina, con la quale la nostra Regione intrattiene legami identitari oltre che di sviluppo socio economico da decenni.

Va inoltre rafforzata la cooperazione con l’area balcanica, nell’ambito del quadro della Strategia europea per l’annessione della Serbia e del Montenegro quali Paesi candidati frontalieri nei Balcani occidentali: è di tutta evidenza come questa strategia riguardi la Regione da vicino, che con i Balcani ha in corso relazioni di cooperazione decentrata transfrontaliera.

È necessario a questo proposito creare un’area, comprendente i paesi dei Balcani Occidentali, senza confini e che si sviluppi economicamente all’interno dell’Unione europea; tale processo va accompagnato da un programma di riforme istituzionali e di attuazione dello stato di diritto: è necessario applicare all’interno dell’area un approccio che miri alle persone e che preveda la rimozione delle differenze sociali che si sono allargate durante la crisi, rafforzi i diritti civili, tuteli il lavoro, l’ambiente, sostenga l’innovazione e favorisca una visione strategica idonea a sviluppare investimenti di lungo periodo, anche al fine di rimuovere gli ostacoli infrastrutturali nei collegamenti e nei trasporti per creare quelle condizioni indispensabili allo sviluppo economico e alla crescita sostenibile dell’area. In questo contesto la Regione Friuli Venezia Giulia assolve ad un ruolo strategico come ponte fra l’Europa sud orientale e il resto del continente.

Questo allargamento ai nuovi mercati va tuttavia presidiato: questo è possibile solo attraverso la nostra presenza all’interno delle Istituzioni dell’Unione europea. La nostra presenza all’interno del Comitato delle Regioni dell’Unione europea, ad esempio, ci ha consentito di partecipare attivamente all’elaborazione delle politiche europee e conoscere le linee d’indirizzo dell’Europa in anticipo per far presenti le nostre ragioni agli altri interlocutori europei.

È necessario essere presenti in Europa per salvaguardare non solo le produzioni, ma soprattutto il lavoro dei nostri produttori: abbiamo partecipato attivamente alla strategia europea per l’uguaglianza delle condizioni salariali dei lavoratori, che sola consente la parità nella concorrenza delle aziende, schierandoci anche a favore delle piccole imprese che costituiscono il tessuto connettivo del nostro territorio: si pensi a questo riguardo alle categorie degli auto trasportatori i cui diritti e le cui tutele sono attualmente in gioco e che richiedono di essere difese nei riguardi della concorrenza spregiudicata del blocco dei Paesi orientali.

La sfida dei prossimi anni sta nella capacità di far sentire la nostra voce in Europa e nella capacità di sfruttare sempre più le risorse finanziarie che l’Europa mette a disposizione delle comunità territoriali.

I programmi interregionali europei offrono, come sappiamo, prospettive di occupazione per i nostri giovani, attraendo risorse nei settori della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dell’innovazione; si tratta quindi di promuovere maggiori investimenti e sinergie tra aziende, centri di ricerca e alta formazione, per lo sviluppo di servizi, il trasferimento di tecnologie, l’innovazione sociale, l’eco-innovazione, le applicazioni nei servizi pubblici e per supportare lo sviluppo di un sistema regionale di innovazione per l’area Adriatico-Ionica (EUSAIR) e per la regione Alpina (EUSALP): per questo è necessario mettere a sistema le nostre professionalità e le nostre risorse, favorendo programmi e progetti che coinvolgano sempre più i paesi confinanti, di Slovenia, Croazia e Austria.

La riduzione e semplificazione delle Leggi

La macchina pubblica è una delle infrastrutture più importanti. La semplificazione delle procedure non è ancora a un livello accettabile e rimane, troppo spesso, uno slogan. È opportuno pertanto intervenire radicalmente sulla macchina amministrativa regionale attraverso tre azioni:

  1. L’organizzazione per processi e non per provvedimenti;
  2. lo snellimento del 50% delle procedure amministrative;
  3. l’inversione di rotta del flusso del personale che è finora andato dalle autonomie locale alla Regione.

La Regione deve essere sempre più trasparente nelle sue decisioni e atti e essere ancor più posta nelle condizioni di costare di meno e di operare sulla base adempimenti semplificati, frutto di un necessario sfoltimento del quadro normativo e regolamentare.

La semplificazione del quadro normativo regionale si attuerà attraverso l’abrogazione del doppio delle Leggi approvate, la chiarezza e la sinteticità dei testi degli articoli delle Leggi noncheé l’eliminazione nel testo degli articoli dei richiami a leggi precedenti, e la predisposizione di Testi unici per materia.

Un percorso di questo tipo richiede un diverso assetto ed un approccio degli Uffici legislativi regionali ed un deciso cambio di mentalità e di prospettiva anche da parte del Legislatore regionale.

Queste misure verranno irrobustite dalla presenza di un Organismo indipendente al quale verranno affidati una serie di compiti tra cui la verifica, con i contestuali suggerimenti correttivi, degli adempimenti richiesti e le prassi adottate per la trattazione delle pratiche di competenza della Regione, dei costi della burocrazia sui contributi erogati dalla Regione, nonché il monitoraggio dei tempi di risposta della tecnostruttura. Tale Organismo dovrà rendere pubblica l’attività svolta e presentare al Consiglio Regionale una relazione annuale.

Innovazione della Pubblica Amministrazione del Friuli Venezia Giulia

La Pubblica Amministrazione deve diventare più trasparente, più efficace e più efficiente. Entro il 2020 elimineremo il 95% della carta dai processi interni ed esterni dell’amministrazione regionale. Istituiremo una struttura apposita per la trasformazione digitale con il compito di ridisegnare processi e organizzazione della macchina amministrativa, suggerendo semplificazioni normative che permettano di ottimizzare le risorse e migliorare la qualità dei servizi. Dal 2019 il team digitale regionale potrà supportare gli enti locali che ne faranno richiesta nella trasformazione digitale delle loro organizzazioni.

Entro il 2021 tutti i cittadini e tutte le imprese del Friuli Venezia Giulia avranno a disposizione un domicilio digitale e la possibilità di accedere da remoto in modo semplice e intuitivo a tutti i servizi, dati e documenti di loro interesse presenti nei sistemi informativi della Regione.

Tutti i progetti regionali di innovazione avranno specifici obiettivi nel piano delle performance dei dirigenti e sarà possibile monitorare on-line lo stato di avanzamento e il livello degli indicatori scelti per valutare il successo o meno delle azioni svolte.

Trasparenza e partecipazione saranno due delle parole d’ordine del prossimo mandato, condividendo sin dalla fase di programmazione delle azioni gli obiettivi con i portatori d’interesse, anche grazie all’uso delle nuove tecnologie.
Ogni anno verranno finanziati due specifici progetti di innovazione, uno in ambito sanitario e uno in ambito economico o sociale, con l’obiettivo di usare al meglio le tecnologie emergenti per elevare il benessere dei cittadini della nostra regione.