2. Una Regione che valorizza i generi e le generazioni, capace di una convivenza urbana più ricca tra partecipazione, inclusione, innovazione, rispetto dei diritti e dei doveri

Secondo le stime ISTAT (2016), la povertà assoluta in Italia ha coinvolto il 6,3% delle famiglie e la povertà relativa il 10,6%. Il termine “povertà assoluta” definisce l’incapacità di acquisire i beni e i servizi necessari a raggiungere uno standard di vita ritenuto “minimo accettabile” nel contesto di appartenenza; la soglia varia in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età , alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza.

Il Friuli Venezia Giulia è stata la prima Regione a mettere in campo una politica contro la povertà . In questa Regione un cittadino in difficoltà ha ben tre strumenti di aiuto che può richiedere al Comune, oltre alla normale attività del servizio sociale:

  1. regionale – la MIA, misura attiva di sostegno al reddito,
  2. nazionale – la SIA, misura di sostegno all’inclusione attiva, nazionale,
  3. nazionale – la REI (1 gennaio 2018) reddito di inclusione.

Una società più fragile rischia di regredire e diventare meno coesa. La coesione sociale non è data una volte per tutte; è una faticosa costruzione di cultura, relazione, modelli, organizzazione. È anche l’esito determinato dall’intreccio – o meno – tra politiche centrali e locali.

Insieme, ripartiamo da principio.

D’altra parte il Friuli Venezia Giulia sta progressivamente “invecchiando” e non è sufficiente il tasso di natalità dei nuovi cittadini immigrati. Questo aspetto antropologico rischia di condizionare l’evoluzione della comunità regionale e le sue prospettive di crescita equilibrata e armoniosa.

Per affrontarlo intendiamo perseguire un obiettivo chiaro: dare il massimo sostegno alle famiglie, per aiutare la genitorialità , i percorsi di educazione, la partecipazione scolastica.

Per questo, fin dal 2019 estenderemo la misura già prevista di sostegno alla natalità fino alla maggiore età , allargando la platea dei beneficiari: € 100 per 12 mesi per ogni figlio. Un aiuto condizionato a due semplici regole:

  1. Se un ragazzo lascia la scuola prima dei 18 anni, perde il contributo. Per rafforzare le azioni di contrasto alla dispersione scolastica.
  2. Dal 6° anno, il 30% del contributo in un anno (€400) deve essere speso in cultura. Cultura in senso ampio: dai libri, al cinema, ai corsi di formazione/sport, ai concerti, agli spettacoli, musei, acquisto strumenti musicali, ecc… presso enti/imprese accreditate a livello regionale. Per coltivare la cultura di domani fin da ora.

È una misura chiave, che sostenendo il reddito della famiglie che fanno figli aiuta l’intera filiera locale dei servizi all’infanzia, all’educazione, alla formazione.
È un modo per sostenere la natalità e la cultura anche nei territori periferici, fornendo risorse direttamente legate alla rinascita delle comunità

È, infine, un aiuto per accantonare risorse per gli studi avanzati.

Parimenti, ci si propone di diffondere gli asili nido e i nidi aziendali, perché è diritto dei bambini disporre di legami di attaccamento con i genitori, in modo da permettere agli stessi nel momento delle pause consentite di accudire personalmente i propri bambini. A tal proposito vogliamo attivare un piano regionale di costruzione di asili nido.

Ruolo del Terzo Settore nel processo di coesione sociale e di innovazione dei servizi

Il Terzo Settore e l’Impresa Sociale rappresentano un soggetto maturo sia per le politiche di inclusione sociale e di welfare, sia per lo sviluppo economico e civile del territorio.

Il Terzo Settore rappresenta realtà di volontariato, di associazionismo e di impresa cooperativa sociale attive in tutto il territorio regionale, con livelli di eccellenza: quali il volontariato di Protezione Civile, sorta come risposta al terremoto del 1976, oppure alla cooperazione sociale, nata dalla esperienza basagliana di chiusura dei manicomi.

Il Terzo Settore rappresenta una realtà che occupa stabilmente oltre 24.000 persone in Friuli Venezia Giulia, alle quali si aggiungono circa 165.000 volontari. Una realtà capace di offrire un contribuito gratuito e solidale a tutta la società regionale, e contemporaneamente un settore economico con un grande numero di occupati, fondamentale in settori come quelli della sanità e del sociale, della cultura e della formazione.

Si tratta di un settore complesso, che si occupa delle più diverse attività, attraversando quasi tutti i settori della società : non esclusa la produzione di beni e servizi, finalizzata all’inserimento di persone disabili e svantaggiate.
La Regione ha quindi la necessità di rispondere in forma organica a una materia così complessa, valorizzando i temi della competenza e della qualità , attraverso innanzitutto una serie di norme di recepimento della nuova legislazione nazionale, che ha visto nel 2017 l’emanazione di un organico Codice del Terzo Settore e della nuova legge sull’Impresa Sociale.

Va, in primo luogo definita, sul modello realizzato nella passata legislatura per la Cooperazione Sociale (che viene coordinata dall’Assessorato all’Economia), una funzione di coordinamento, che colleghi quanto di competenza dell’attività volontaria e quanto di competenza dell’impresa sociale, funzioni collocate in diversi assessorati.

Partecipazione, Inclusione, Diritti e Doveri

Rimettiamo al centro la dignità della persona, l’universalità dei diritti fondamentali e il contrasto a ogni forma di discriminazione.

Avere approvato la legge regionale sull’integrazione sociale dei cittadini stranieri (L.R 7 aprile 2017, n. 47) rimediando all’indecorosa cancellazione avvenuta nella precedente legislatura della previgente legge regionale in materia (L.R. 5/2005) ha rappresentato un’importante scelta della scorsa legislatura. Gli interventi previsti dalla legge vanno implementati attraverso i piani attuativi rinforzando in modo particolare gli interventi nelle scuole finalizzati a realizzare un più efficace inserimento degli alunni stranieri e vanno rinforzate le competenze all’insegnamento della lingua italiana quale seconda lingua in modo che diventino patrimonio comune all’intero corpo docente. Vanno infine notevolmente rafforzati i centri di educazione permanente per gli adulti in modo che il numero e la qualità dei corsi disponibili siano effettivamente parametrati al numero degli stranieri adulti e al relativo bisogno formativo, con una particolare attenzione alle donne.

Ci sono nella nostra regione esperienze di accoglienza innovative alle quali si guarda come modelli a livello nazionale, tuttavia i programmi di accoglienza diffusa ed integrata (SPRAR) realizzati dalle amministrazioni locali vanno rafforzati, superando le strutture che assicurano solo servizi meramente essenziali senza alcuna attenzione ai processi di inserimento sociale dei beneficiari e alle ricadute negative sul territorio.

La Regione deve quindi dotarsi di un efficace nuovo Piano regionale che abbia come obiettivo la rapida diffusione dei programmi SPRAR di “accoglienza diffusa” in tutti i Comuni del Friuli Venezia Giulia. Per fare cio bisogna sostenere le comunità locali nel non sempre facile percorso di progettazione e realizzazione dei programmi di accoglienza, agevolando la soluzione di ostacoli burocratici ancora eccessivi che penalizzano in particolare i piccoli comuni nell’organizzazione dell’ospitalità e nell’organizzare i nuovi venuti in lavori di pubblico interesse e formazione, nel rispetto dei numeri previsti dal riparto nazionale, ricostruendo così un rapporto di reciproca fiducia tra le istituzioni e le persone.

Poiché il FVG è, per sua posizione geografica, luogo di ingresso di migranti e la loro prima accoglienza, soccorso ed identificazione sono obiettivi prioritari, appare necessario concordare con le autorità statali modelli migliori di gestione della prima accoglienza che sia effettivamente tale (ovvero con trasferimento nel minor tempo possibile verso i programmi di accoglienza diffusa) evitando altresì le gravi e indecorose situazioni di abbandono che si sono prodotte da alcuni anni in diversi territori regionali.

Friulano e friulani.

Con oltre 600.000 persone che lo parlano, praticamente metà della popolazione regionale, il friulano rappresenta un importante motore culturale della regione.

Al di là del movente identitario, e della giusta attenzione che gli enti e le istituzioni preposti alla tutela della lingua e della cultura friulana che devono continuare ad essere sostenuti e valorizzati, le più recenti indagini sul tema evidenziano un fenomeno nuovo: “i giovani con meno di trent’anni parlano attivamente friulano più dei trentenni e quarantenni che sono immediatamente più anziani di loro”. Questo significa che in un mondo che sempre più globalizzato, la ricerca di un percorso storico passa, in regione, soprattutto attraverso un percorso culturale riconosciuto, autorevole e strutturato.

Non è un caso che l’accoglienza dell’opzione di insegnamento della lingua friulana nelle scuole colga un così ampio riscontro. Di fronte ad una scelta non vincolante, le famiglie puntano su una lingua che svolte una duplice funzione: da un lato, in maniera molto pratica, significa dare la possibilità ai ragazzi di studiare un’altra lingua (oltre all’italiano e alla seconda lingua straniera) che arricchisce il curriculum scolastico e le competenze dello studente; dall’altro permette ai ragazzi di conoscere in maniera diretta le radici della comunità in cui crescono, acquisendo sia un più articolato senso di appartenenza, sia una visione più ampia della complessità con cui si articola una cultura.

Anche per questo, in un contesto mondiale la consapevolezza di appartenere ad una comunità minoritaria, che si identifica anche attraverso la conoscenza del friulano, non è ha più quello stereotipo negativo che si rifaceva alla trasmissione del friulano legato ad un contesto famigliare e comunitario arretrato o emarginato, ma assume una valenza culturale forte, che fa vivere la lingua friulana, oggi, come uno strumento in più in mano alle nuove generazioni, uno strumento liberato dal contesto contadino e popolare che lo permeava.

La regionalizzazione del sistema scolastico e la misura di sostegno fino alla maggiore età saranno due strumenti utili ad una rinnovata tutela del friulano.

La possibilità che avranno i ragazzi di investire in cultura parte della misura di sostegno già articolata rappresenterà un importante sistema di valutazione dei risultati della diffusione della cultura friulana nelle scuole.

Infine, particolare attenzione sarà data ai media, dalla tv, alla radio, alla stampa, alla rete affincheé il friulano sia usato sia nella comunicazione istituzionale (come, ad esempio, in Rai) sia nella comunicazione meno informale (come le radio locali o la rete).

Tutela e valorizzazione della comunità slovena

La specialità dell’autonomia regionale trova fondamento anche nella presenza della comunità slovena, come delle altre minoranze linguistiche regionali, regolamentate pure con norme regionali. L’art. 3 dello statuto speciale della Regione Autonoma FVG rappresenta un impegno che richiede una costante attenzione ed innovazione nei vari settori della società regionale, per far sìà che queste ricchezze non vengano intaccate dai moderni processi di globalizzazione.

La comunità slovena in particolare è riconosciuta e tutelata da norme a tutti i livelli normativi, interni ed internazionali. E’ necessario proseguire nell’attuazione di quanto stabilito nelle leggi nr. 482/1999 e 38/2001 e nella l.r. nr. 26/2007. In tale ambito la Regione Autonoma FVG può rivestire un ruolo di rilievo nei rapporti con lo Stato, con il Comitato Istituzionale Paritetico per il problemi della comunità linguistica slovena e con il tavolo governativo permanente per le questioni relative alla comunità slovena.

La presenza della comunità slovena riveste importanza nei rapporti regionali e nelle relazioni transfrontaliere, in particolare con la Repubblica di Slovenia. Nei rapporti bilaterali si seguirà la proficua collaborazione tra la comunità slovena nel FVG e quella italiana in Slovenia.
Poicheé la stessa minoranza slovena costituisce un valore aggiunto per la comunità regionale, le decisioni amministrative e normative regionali dovranno tener conto delle aspettative e delle necessità per il suo sviluppo, anche con deroghe nella regolamentazione dei vari aspetti dell’amministrazione regionale. Ci si confronterà con le regioni e provincie autonome in cui vivono le altre minoranze per approfondire e sviluppare i modelli di tutela e di convivenza che rendono più ricco ed attraente il territorio d’insediamento.

Pertanto nelle decisioni che verranno assunte ci si impegna a tenere conto delle necessità di una sua rappresentanza nelle istituzioni locali, delle peculiarità delle istituzioni scolastiche slovene e della loro rilevanza sul territorio, della necessità di garantire la fruibilità del territorio in cui la minoranza slovena è presente e delle attività economiche ad esso collegate. Per tali ragioni nella riforma delle istituzioni locali, nella normativa relativa alla scuola, nelle decisioni sui piani urbanistici e di conservazione (PUR, Paesaggistico ed altri collegati), nelle

decisioni relative allo sviluppo dell’agricoltura (es. PSR e simili) e delle altre attività economiche tradizionali, tra cui la regolamentazione delle zone di Natura 2000, verranno adottate deroghe alle regole generali, per prevenire l’abbandono dei territori e delle zone urbanizzate più antiche, assicurando le finalità di sviluppo della comunità slovena, da concordare con la comunità stessa, in tutti gli aspetti, tenendo pure conto dei modelli normativi esistenti nei Paesi UE.

In particolare per quanto riguarda la riforma delle autonomie locali, visto il venir meno di istituzioni attraverso le quali la comunità slovena partecipava con i propri rappresentanti alla gestione del territorio di insediamento previsto dal DPR 12.09.2007, ci si impegna ad adottare i necessari provvedimenti per garantirle la continuità di tale gestione.

Comunità Germanofone

Con l’ingresso di Sappada in Friuli Venezia Giulia, si ampliano la presenza delle comunità germanofone e compito della Regione deve essere quello di preservare importanti luoghi e culture che fanno del Friuli Venezia Giulia una comunità plurilingue.