3. Montagna e aree Marginali

Ancora oggi la montagna e le aree marginali regionali convivono con disequilibri quali lo spopolamento, l’invecchiamento, la fuga dei giovani, una frammentaria attrattività di imprese e di competenze.

Le iniziative rivolte alla montagna e alle aree marginali hanno cercato di “tamponare” i fenomeni in atto orientando gli interventi in primo luogo nei confronti delle infrastrutture viarie, la costituzione di Carnia Industrial Park e l’animazione del mercato del lavoro, dell’aumento della ricettività tramite le attività di Promoturismo Fvg e degli alberghi diffusi, la valorizzazione del Parco delle Dolomiti Friulane come patrimonio dell’Unesco, la riorganizzazione e lo sviluppo del Servizio Idrico Integrato.

Tali iniziative, accanto alle attività specifiche dei Comuni e delle imprese (operanti ne campo del turismo, dell’automotive e dell’innovazione) hanno permesso di temperare squilibri ed il trend negativo in atto da molti anni. Il programma delle “Aree interne” che ha riguardato 3 aree (Dolomiti, Alta Carnia, Canal del Ferro Val Canale) potrà generare effetti positivi tra qualche tempo.

L’urgenza di invertire la tendenza dei fenomeni in atto e l’obiettivo di rendere attrattivi i territori montani impongono una visione strategica capace di guardare al futuro da cui far discendere specifiche linee di intervento che valorizzino risorse ed asset disponibili e riducano progressivamente le criticità .

Gli ambiti di intervento faranno leva sull’opera già avviata di riqualificazione della viabilità interna e di connessione tra parti interne ed esterne delle aree per migliorare l’accessibilità , aumentare i livelli di sicurezza e connettere i luoghi della produzione, dando attuazione e completando il corposo programma pluriennale di rafforzamento delle reti previsto per la montagna (in primo luogo della viabilità ) e radicando la Banda larga (con l’avvio delle opere di connessione veloce).

Per incentivare la popolazione a rimanere in montagna e attrarre nuovi abitanti nelle terre alte e marginali, oltre alle misure sulla natalità , il fattore “casa” e il buon uso del patrimonio edilizio assolvono ad un ruolo fondamentale. Il recupero del patrimonio edilizio esistente, spesso ridondante e sottoutilizzato, va perseguito diffusamente per fornire spazi al turismo e per corrispondere alle esigenze sociali legate alla residenzialità.

Il rilancio del territorio montano è imprescindibile da una politica culturale capace da un lato di valorizzare il senso di appartenenza al territorio della sua popolazione, in particolare dei giovani, e dall’altro ad una sua qualificazione professionale specifica, legata alla tipicità delle sue aree e alle scelte strategiche di sviluppo. Particolare attenzione sarà posta alla riprogettazione del modello scolastico montano, anche alla luce della richiesta di riportare alla dimensione regionale il “governo della scuola”, che non può essere organizzato sulla base di parametri tipicamente urbani.

Parimenti, la formazione e il rafforzamento delle conoscenze e delle competenze verranno rese possibili anche attraverso il consolidamento del polo tecnico professionale dell’economia della montagna da poco costituito. L’obiettivo è creare percorsi formativi coerenti con le possibilità di sbocco professionale ma anche avviare nuova imprenditorialità nei settori strategici dell’area montana: foresta/legno, arredo e bioedilizia, energia e sostenibilità ambientale, turismo e agroalimentare. Il progetto ha una missione più ampia, poiché opera anche per rafforzare la scolarità delle aree montane più lontane dai grandi centri urbani, stringe una relazione stretta con il mondo del lavoro, fornisce informazioni necessarie a sviluppare i talenti, con l’obiettivo di far restare i giovani sul territorio sviluppando idee innovative per il territorio stesso.

Si punterà , poi, sulla strategia CL_LD (nuova area geografica) estendendo lo strumento alla zona montana pordenonese per non determinare asimmetrie tra le aree, con l’impiego di risorse per il partenariato pubblico – privato e la collaborazione transfrontaliera; sull’applicazione della Legge nazionale a favore dei piccoli comuni e per sostenere la progettualità nelle aree marginali, il radicamento delle imprese e delle filiere nei settori industriali, del legno, dell’allevamento e agro-alimentari, e sul completamento delle le reti materiali ed immateriali per “trattenere” risorse ed attrarre capitali ed imprese.

L’animazione e il rilancio delle aree montane si riferiranno alle sempre più estese attività di turisti e appassionati del cicloturismo, del trekking, dei percorsi di quota, dei “cammini tematici”.

Altre misure riguarderanno la proprietà fondiarie per favorire il riordino ambientale, agricolo ed edilizio, mentre sarà impostata una procedura di usucapione semplificata per i soggetti che si propongono di gestire le proprietà fondiarie con criteri imprenditoriali.

Attori strategici per individuare iniziative e promuovere gli interventi saranno anzitutto le Uti e i rinnovati Consorzi Industriali, diventati veri motori dello sviluppo locale che dovranno concorrere anche a definire i termini di sburocratizzazione e defiscalizzazione delle iniziative imprenditoriali. La modalità non sarà “tutto pubblico” ma sarà incentrata nel rapporto tra le varie componenti della società chiamate ad esprimersi e a condividere un’idea di futuro nel contesto di una visione unitaria del territorio regionale.

In ogni caso, ci si baserà sul più esteso e profondo coinvolgimento delle comunità locali nel prevedere le diverse le direttrici di sviluppo e verranno costituiti tavoli ad hoc tra i vari soggetti coinvolti da specifici programmi e iniziative.