5. Le politiche sociali e socio-sanitarie

Nel corso della legislatura il sistema regionale di protezione sociale è stato sviluppato in misura sensibile ed è riuscito a fornire una risposta forte ai fenomeni di disagio sociale che la crisi economica ha determinato. Infatti, gli utenti dei Servizi Sociali dei Comuni, che erano 52.000 nel 2012, hanno raggiunto nel 2017 le 63.000 unità , con gli adulti che oramai rappresentano circa la metà dell’utenza complessiva.

Ciò significa che il sistema di protezione sociale non solo ha continuato a operare nei settori tradizionali di intervento sociale e, quindi, a sostenere i minori con disabilità o con bisogni socioeducativi (passati da 7.500 a 8.500 unità ) o gli anziani fragili, non autosufficienti e le persone disabili (passate da meno di 22.000 a più di 23.000 unità ), ma ha esteso il proprio intervento a favore delle famiglie e delle persone in età lavorativa in crescente difficoltà e a rischio di esclusione sociale.

In particolare, con la Misura di Inclusione Attiva (MIA) e di sostegno al reddito, varata con più di due anni di anticipo rispetto all’analogo recente intervento governativo, si è data una risposta concreta ai bisogni di oltre 20.000 nuclei familiari (con oltre 50.000 componenti) con un impegno di spesa complessivo di 80 milioni di euro. Tale strumento può rappresentare un modello di riferimento per l’insieme delle misure di welfare offerte dal sistema integrato regione-enti locali.

Questi dati testimoniano come l’azione dell’amministrazione regionale ha affrontato le criticità emergenti nel tessuto economico e sociale. L’utenza adulta presa in carico, infatti, è principalmente costituita da persone espulse o non inserite nel mercato del lavoro o per le quali il reddito da lavoro è insufficiente per il sostentamento proprio o del nucleo familiare.

È importante osservare come questo intervento – che ha rappresentato il più grande intervento mai effettuato in regione a contrasto della povertà e del disagio sociale – non ha significato soltanto contribuzione economica, ma contestuale impegno per l’inclusione sociale e lavorativa. Si sono costituite équipe per l’occupabilità, mobilitando con i Servizi Sociali i Centri per l’impiego e per l’Orientamento professionale, si sono costruiti percorsi di formazione, di avviamento e di inserimento lavorativo: alle persone e alle famiglie aiutate economicamente si è cioè richiesto di rimettersi in gioco.

Nello stesso tempo, si sono incrementati altri interventi a favore delle famiglie, attraverso gli assegni di natalità e operando sull’abbattimento dei costi per le famiglie per gli asili nidi, per i canoni di locazione, per l’energia elettrica e si sono così avviati progetti di sviluppo di comunità , coinvolgendo le Caritas, la cooperazione e le imprese.

Questo impegno regionale dovrà diventare strutturale nel tempo, sempre più organizzato e uniforme su tutti i territori della regione, definendo e garantendo diritti essenziali esigibili e integrando l’intervento sociale con le politiche abitative, con il governo dei fenomeni migratori, con le politiche a sostegno dei giovani e delle donne, del volontariato e, soprattutto, con la formazione e gli interventi per il lavoro.

L’offerta di servizi e interventi va quindi consolidata e adeguata alle rinnovate esigenze della popolazione, mobilitando nuove professionalità e strutturando équipe integrate socio-lavorative in grado di accompagnare le persone nel mercato del lavoro, con il coinvolgimento delle forze del volontariato e del Terzo Settore, utilizzando strumenti di co-programmazione e co-progettazione ed operando in una logica di sviluppo di comunità.

L’esigenza di assicurare continuità e innovazione all’azione regionale nel settore sociale riguarda ovviamente anche i settori tradizionali d’intervento riferibili ai minori, agli anziani e ai disabili. In questi anni si è perseguita con coerenza la strategia della promozione della permanenza a domicilio degli anziani fragile e non autosufficienti, delle persone con disabilità, sia attraverso l’intervento diretto – con i servizi di assistenza domiciliare sociali e sanitari – che quello indiretto, ovvero supportando economicamente i beneficiari per l’acquisto di beni e servizi (ad esempio la badante) attraverso il Fondo per l’Autonomia Possibile, dove si sono incrementate le risorse economiche dedicate in misura rilevante (40 milioni di euro annui) tanto da giungere quasi all’eliminazione delle liste di attesa.

In questo settore l’integrazione dei servizi sociali e sociosanitari con quelli sanitari, delle risorse pubbliche con quelle del privato sociale risulterà sempre più decisiva per consentire a minori, anziani e disabili di rimanere, se possibile, nel proprio ambiente familiare e sociale.

Questa strategia richiede una maggiore sinergia tra operatori sociali e sanitari nella capacità di valutazione e presa in carico integrata e nel garantire la continuità assistenziale, supportando le risorse familiari. È necessario inoltre garantire una maggiore uniformità di approccio fra i diversi territori della regione garantendo identici livelli di assistenza.

Per quanto concerne la presa in carico dei minori, l’aumento delle problematiche familiari che incidono sul positivo esercizio delle funzioni genitoriali ha indotto i Servizi Sociali dei Comuni a predisporre interventi volti alla promozione dell’agio, all’intercettazione precoce del disagio, all’utilizzo sempre più estensivo delle figure educative dentro e fuori le scuole e alla valorizzazione dei servizi socioeducativi. Tali impegni vanno ora meglio strutturati per fronteggiare anche l’aumento considerevole delle problematiche di integrazione (bullismo, devianza, esclusione socioculturale).

Nel comparto della disabilità si sono introdotti nuovi strumenti di valutazione del bisogno che dovranno consentire di uniformare le modalità di intervento economico a sostegno della vita indipendente; l’obiettivo è quello di pervenire ad un unico Fondo per il sostegno a domicilio (oggi vi sono tre fondi: Sla, gravissimi e FAP vita indipendente) che includa tutte le patologie e che preveda quote diversificate in funzione dell’entità dei livelli di intensità assistenziale richiesti dagli utenti per il soddisfacimento dei loro bisogni.

L’azione di contrasto all’istituzionalizzazione non può non essere accompagnata da un forte intervento dedicato ad incrementare la qualità e l’umanizzazione delle strutture residenziali.

Nel corso della legislatura sono stati ridefiniti i requisiti strutturali edilizi e gli standard organizzativi e di personale delle strutture residenziali e semiresidenziali per anziani e si è finalmente operata la riclassificazione delle circa 200 strutture pubbliche e private operanti in regione.

Ciò ha significato, in concreto, elevare la quantità e la qualità dell’ospitalità, differenziando l’intensità dell’assistenza sui bisogni delle persone, garantendo maggiore appropriatezza ed equità di trattamento.

Questo processo, che peraltro ha mobilitato nuove risorse finanziarie per aumentare l’offerta convenzionata di 500 posti letto, dovrà essere proseguito: introducendo ulteriori requisiti di qualità nelle strutture che vogliono essere accreditate, assicurando l’attività di vigilanza da parte delle Aziende per l’Assistenza Sanitaria a garanzia e tutela dell’utenza e sviluppando il nuovo sistema regionale di finanziamento delle strutture che, per un verso, tenga conto della situazione economica dell’ospite e, per altro verso, veda l’abbattimento retta regionale differenziato a seconda della gravità dei bisogni dell’anziano.

La prossima legislatura dovrà altresì realizzare nel comparto delle strutture residenziali e semiresidenziali per disabili lo stesso processo già realizzato per le strutture dedicate all’utenza anziana.

Occorre ridefinire gli standard edilizi, organizzativi e di personale, riclassificando le strutture in ragione dei fabbisogni assistenziali differenziati dell’utenza più in generale, l’esigenza di innovare le politiche di intervento attraversa tutto il settore sociale e sociosanitario: occorre passare da un welfare principalmente riparativo a uno maggiormente promozionale, al fine di evitare la tendenza assistenziale e sostenere le capacità e le competenze residue dei singoli e dei nuclei familiari mediante processi di accompagnamento e di positiva inclusione sociale.

In tal senso, già nel corso della legislatura appena conclusa, sono state varate numerose norme e progetti innovativi: dalla promozione dell’invecchiamento attivo alle sperimentazioni sull’abitare possibile e sulla domiciliarità innovativa a favore della popolazione anziana, dalla promozione dell’affido familiare e di percorsi tutela dei minori ai programmi sulla vita indipendente e sul “dopo di noi” a favore delle persone disabili rimaste prive di sostegno familiare.

L’impegno ora è quello di dare pronta ed effettiva attuazione a tutto questo impianto legislativo, evitando inutili burocrazie e garantendo servizi certi.