7. Lavoro e Impresa. Sapere e saper fare artigiano. Manifattura 4.0

Il primo obiettivo era creare posti di lavoro. Ed è stato raggiunto. L’occupazione in Regione è tornata di fatto ai livelli pre-crisi. La disoccupazione totale è ora al 6,4% (terzo trimestre 2017). Questo nuovo dato è il più basso fra quelli registrati dal 2014 ed è l’esito di una serie di fattori, esogeni ed endogeni, non da ultimo la capacità delle politiche regionali di agganciare la ripresa e il buon posizionamento delle imprese nell’export.

Ora le politiche regionali devono concentrarsi sul secondo obiettivo: aumentare la qualità dell’occupazione. Questo vuol dire sia migliorare le competenze della forza lavoro sia costruire possibilità per chi è ancora fuori dal mercato del lavoro.

Le politiche si orienteranno al lavoro di qualità, soprattutto a favore dei giovani e delle donne, alla luce della necessità di modernizzare il sistema educativo e professionale – già tra i migliori a livello nazionale – in uno scenario di profonda trasformazione del sistema economico, delle tecnologie e del modo di fare impresa (Industria 4.0).

Il progetto di ampia portata messo in atto, Rilancimpresa, rappresenta il supporto essenziale su cui far evolvere una nuova stagione a favore dell’occupazione e dello sviluppo dell’impresa. Mentre la copertura economica dei progetti, delle attività e del modello di assistenza intensiva alla ricollocazione che s’intendono promuovere avverrà sia attraverso una puntuale allocazione delle risorse del Programma Operativo Regionale (POR) del Fondo Sociale Europeo (FSE) 2014 – 2020 “Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione”, sia dal minor costo delle politiche passive e minori tempi di ricollocamento, recuperando eventualmente esperienze sperimentate in altre realtà regionali e utilizzando l’assegno di ricollocazione previsto dal D.Lgs n.150/2015 di attuazione del Jobs Act.

Da poco approvata, la nuova legge regionale sulla formazione fornisce un quadro normativo che fa leva sulle risorse di eccellenza, in questo campo, della regione. Nel corso della prossima legislatura occorre puntare a darne piena ed efficace attuazione, anche incidendo sullo sviluppo del sistema degli enti di formazione e degli altri soggetti accreditati a fornire servizi per il lavoro.

L’impegno riguarderà anzitutto la dotazione del sistema educativo di luoghi, modalità formative ed occasioni per conoscere e sperimentare le dinamiche in atto nelle moderne organizzazioni industriali e manifatturiere, nel settore terziario avanzato e nei servizi.

Inoltre si propone di concentrare le risorse su progetti formativi coerenti con la natura, le vocazioni e le prospettive delle realtà economiche di questa parte del Paese e, contestualmente, di accompagnare con gli strumenti finanziari disponibili il riposizionamento e la specializzazione delle imprese del Friuli Venezia Giulia in segmenti produttivi a più elevato contenuto tecnologico ed a maggior valore aggiunto.

La missione ineludibile è la creazione di nuove imprese che richiede anche un passo avanti sul piano culturale e formativo, partendo fin dai primi gradi di istruzione ed arrivando fino all’introduzione dell’insegnamento di creatività e imprenditorialità nei curricula già esistenti nella formazione universitaria, tecnica e professionale.

Per aggredire la disoccupazione e aiutare i lavoratori scoraggiati o inattivi è necessario, parallelamente, continuare il percorso finalizzato allo sviluppo del sistema regionale dei servizi al lavoro. In questo senso, a seguito delle riforme del 2015 l’Agenzia regione per il lavoro ha, all’esito di un percorso condiviso con il territorio e con le parti sociali, riassumendo i compiti e le funzioni in materia di lavoro precedentemente assegnati alle Provincie ed è riuscita a farsi riconoscere dalle imprese, dalle lavoratrici e dai lavoratori quali valido interlocutore nei processi di transizione produttiva e occupazionale e quale centro del sistema regionale dei servizi per l’impiego. L’impegno, nell’ambito di una efficiente ed efficace governance pubblica dei servizi, è quella di mettere a regime (sistematizzando le significative sperimentazioni già avviate in tale direzione) un modello di collaborazione stabile con i soggetti accreditati, funzionale a porre un fronte più immediato delle situazioni di difficoltà aziendale sul territorio regionale.

Sempre in questo senso, si mirerà a sviluppare ulteriormente il coordinamento tra i Centri di Orientamento Regionali (COR) e i Centri per l’impiego (Cpi) gestiti dall’Agenzia regionale per il lavoro, e destinare alle Scuole medie e agli Istituti tecnici e professionali fondi adeguati tali da sostenere le attività di alternanza scuola – lavoro e di orientamento da svolgere in collaborazione con i soggetti interessati (Associazioni di categoria, Enti accreditati), anche sperimentando modalità innovative nel dialogo fra formazione in classe e formazione in azienda.

Per questo l’Agenzia regionale per il lavoro e per i COR dovranno, su un percorso peraltro già avviato, realizzare un Sistema regionale delle qualifiche (SQR) flessibile e in costante aggiornamento, in modo da rappresentare le competenze professionali che caratterizzano il sistema economico-produttivo regionale. Permettendo quindi di standardizzare la formazione e di adeguarla continuamente alle esigenze del sistema, con contenuti e modalità di formazione professionale nella quale si certifichino le competenze acquisite sia attraverso i corsi, sia attraverso situazione professionali. Perché non si impara solo a scuola e non si lavora solo nell’impresa.

In coerenza con tale impostazione, saranno progettati e sostenuti i laboratori territoriali dotati di tecnologie innovative a servizio dell’attività didattica e dell’alternanza da gestire come Hub formativi.

Per la formazione professionale la Regione si propone di finanziare i costi per la sicurezza degli studenti impegnati nel periodo “stage-lavoro” e a riconoscere a livello previdenziale il periodo lavorativo svolto in metodo continuativo per almeno tre mesi (anche cumulando i periodi), fermo restando che la retribuzione compete al datore di lavoro (salario concordato).

Le imprese patrimonio indispensabile per la crescita della comunità, l’innovazione e la piena occupazione.

In una regione in cui il lavoro è un elemento identitario, la coesione sociale si crea in presenza di un patrimonio di imprese, diffuso e solido: così si possono ottenere fiducia nel futuro e buoni risultati dell’occupazione.

Il tessuto imprenditoriale regionale, fatto di 90.805 imprese attive, ha saputo reagire al decennio della crisi e della ristrutturazione del sistema economico generando la trasformazione di un largo numero di imprese e consolidando una “avanguardia agente” votata all’innovazione e all’export.

La competitività delle imprese regionali è trascinata dal settore industriale che produce il 22,3% del valore aggiunto (in crescita rispetto al periodo precedente); anche i bilanci delle PMI sono migliorati (ricavi: +2,3%, valore aggiunto: +4,1%,e MOL: +3,6%) come la redditività netta, tornata sopra i livelli del 2008, e gli investimenti. L’export è un punto di forza dell’economia regionale con 15,1 mld € (1/3 del PIL).

Il piano Industria 4.0 ha determinato impatti positivi anzitutto sulle performance e sui lavoratori delle imprese innovative, con più giovani, più donne, più under45 e una forza lavoro in generale più qualificata.

Queste performance, insieme a mirate politiche del lavoro, hanno permesso alla regione di tornare a una situazione occupazione quantitativamente simile al pre-crisi. Ma non basta.

Ora gli obiettivi sono far nascere nuove imprese e rafforzare le medie imprese. Anzitutto attraverso i seguenti indirizzi e seguenti azioni.

  1. Riduzione del cuneo contributivo. Il primo passo da compiere a beneficio dell’intero sistema produttivo è ridurre il peso contributivo. La Regione si impegna a ridurre ulteriormente il peso dell’IRES dal 24% al 22%, per aumentare la competitività delle aziende. Ma favorire la competitività delle imprese significa anche aiutarle a creare relazioni virtuose con i loro dipendenti, già formati e qualificati. Per questo ci impegniamo a portare in detrazione dall’imponibile dell’IRAP ogni nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato stipulato dalle aziende per un periodi di 5 anni: aiutiamo le aziende ad assumere sia per il bene dei nostri lavoratori, sia per il bene delle nostre imprese.

  2. Nuove imprese. Già sono molti gli incentivi regionali per la nuova imprenditorialità . Eppure l’offerta di sostengo non è completa. Accanto all’attività educativa nelle scuole diretta a diffondere una nuova cultura imprenditoriale, bisogna rafforzare il SUAP (sportello unico per le imprese), sia fornendo maggior supporto diretto a chi intende avviare un’azienda, sia ampliando le attività di comunicazione sul territorio. E’ necessario affiancare ad ogni richiesta di fondi per la nuova imprenditorialità dei percorsi di autovalutazione e formazione dirette a far superare le complessità insite nell’attività imprenditoriale. Serve inoltre uno strumento rapido di supporto alla micro- imprenditorialità , attraverso lo sviluppo di diverse forme di micro-credito, integrando i fondi regionali con quelli previsti da iniziative comunitarie, caratterizzate da percorsi formativi per aumentare la probabilità di successo delle iniziative.

  3. Rafforzamento medie imprese. Come nel resto d’Italia, anche il Friuli Venezia Giulia è ricco di piccole e medie imprese. La Regione deve dotarsi di politiche volte al rafforzamento della dimensione aziendale, sia attraverso progetti di aggregazione e di rete, sia attraverso l’insediamento in aree ad alta specializzazione nei servizi di assistenza all’impresa (Consorzi, Cluster).

  4. Contratto d’insediamento. Perché la localizzazione delle fasi centrali e strategiche di produttivi si realizza in quei contesti istituzionali e sociali in grado di garantire l’intelligenza dell’intero sistema, cioè capaci di disporre di competenze, ricerca e tecnologie adeguate a governare e orientare i processi produttivi di beni e servizi complessi. Il contratto d’insediamento deve diventare una cartina di torna-sole della competitività dell’intero sistema regione. Deve essere rafforzata e ampliata l’attività del contratto di insediamento, anche nell’ottica sia di attirare in regione altre aziende strategiche per lo sviluppo dell’intero ecosistema imprenditoriale, sia, in un secondo momento, di poter riattivare spazi e luoghi che richiedono importanti investimento per la loro riqualificazione.

  5. Filiere produttive. Particolare attenzione deve essere risposta nell’allungamento delle filiere produttive. Infatti, filiere molto lunghe permettono di trattenere in regione una quota maggiore di valore aggiunto, che rende più solide le imprese, permettendo di migliorare le condizioni lavorative. Per ampliare le filiere servono nuove competenze attivabili tramite una più ampia e puntuale formazione; servono nuove relazioni fra iterritori dove si trovano gli anelli della filiera; servono istituzioni ed enti indirizzati a sostenere e facilitare lo sviluppo delle filiere.

  6. Finanza regionale. Sarà importante l’apporto delle Finanziarie regionali che già hanno svolto una funzione essenziale a supporto dello sviluppo economico e del rafforzamento della struttura imprenditoriale. Sarà però indispensabile pensare ad alcuni cambi strategici: questi strumenti si sono dimostrati in difficoltà a lavorare in funzione controciclica: mentre l’economia si ritraeva, anche l’operatività di questi soggetti veniva a contrarsi. Non serve però modificare la struttura di coordinamento di questi enti: Friulia dovrà mantenere la funzione di Holding regionale quale soggetto coordinatore. C’è inoltre bisogno di aggiornare l’operatività di questi soggetti, fornendoli d’indirizzi e strumenti nuovi, più flessibili rispetto all’andamento dell’economia. Infine, questi soggetti devono diventare potenti attrattori per le aziende straniere che trovano nell’economia regionale, nel suo sistema logistico, nel suo capitale umano e nella sua alta qualità della vita un nuovo approdo. A complemento di un’attività volta ad attirare imprese e capitali, Finest deve esser dotato di un più ampio mandato nella sua funzione di strumento di internazionalizzazione delle nostre imprese.

  7. Contratto d’investimento. Dopo il consolidamento del competitività del territorio, che ha permesso di far ripartire l’economia e l’occupazione, è ora possibile siglare dei patti con le imprese. A fronte di finanziamenti certi e sostegno all’innovazione, le aziende più grandi, competitive e capaci della regione si devono impegnare a stabilizzare e/o ampliare l’occupazione regionale. Un percorso di crescita condiviso basato su un patto strutturato e di medio-lungo termine: cresciamo meglio se tutti oltre a prendere restituiscono qualcosa al territorio.

Imprese e innovazione: un contesto, non un obiettivo.

La nostra Regione già può vantare risultati di tutto rispetto nel campo dell’innovazione: grazie ai corposi investimenti e ad una solida base di centri di ricerca e sistemi universitari il tasso di innovazione pubblico e privato si colloca fra i più alti d’Italia, in avvicinamento verso le migliori pratiche europee.

Con il rafforzamento del sistema formativo si vuole dotare le imprese del territorio di personale più qualificato e aperto, una condizione essenziale per alimentare l’innovazione e il progresso.

Le Strategie di Specializzazione S3 hanno inoltre permesso alla Regione di indirizzare i fondi europei verso quei settori in cui siamo già specializzati e competitivi, concentrando così le risorse su specifici progetti di sviluppo.

La concentrazione del tessuto produttivo nei consorzi, nei distretti e nei cluster realizzata grazie a Rilancimpresa sta riavvicinando le imprese a quella logica della conoscenza diffusa che è stata una carta vincente nell’epoca del consolidamento industriale italiano, e che continua a dimostrare tutto il suo valore in Italia e in Europa: densità e prossimità aiutano l’interscambio di idee e buone pratiche, la base di ogni processo innovativo.

Per proseguire su questo binario ci impegniamo a portare avanti tre azioni che rappresentano tre assi centrali per garantire l’innovazione nel sistema.

A livello di ricerca di base e applicata servono politiche che continuino a sostenere il sistema universitario ed i centri di ricerca, dotandoli di risorse utili al mantenimento delle figure professionali chiave, dottorandi, post-dottorandi, ricercatori e professori, ampliando gli spazi finanziari per operare un progressivo riavvicinamento di quei cervelli in fuga, professionisti della ricerca che formati in regione ed emigrati all’estero, garantendo migliori condizioni occupazioni e fondi per la ricerca.

È importante sottolineare che con loro rientrerebbero anche importanti reti di contatto internazionali e pratiche diverse di lavoro, due asset i cui benefici già da soli giustificherebbero l’impegno delle risorse da investire.

A livello di settore produttivo è necessario potenziare le politiche volte ad ampliare l’attività di brevettazione e di protezione della proprietà intellettuale. Queste politiche sono funzionali da un lato ad ampliare la capacità delle nostre imprese di innovare, dall’altro il processo di formalizzazione di riconoscimento del brevetto e della proprietà intellettuale accresce le competenze di quel capitale umano ampiamente diffuso in regione che ha costruito la nostra forza nel del saper fare e dell’innovazione informale.

Come i più recenti dati ci dimostrano, la propensione all’innovazione è diffusa ad ogni livello di imprese: piccole, medie e grandi. Le grandi imprese possono strutturare con più facilità uffici di R&S, destinandovi cospicui finanziamenti; queste competenze interne permetto loro di accedere più facilmente a fondi strutturali e trovano nei centri di ricerca interlocutori attenti e attivi.

Non di meno è importante sostenere l’attività innovativa delle medie e piccole imprese. Oltre ai diversi benefici fiscali già attivi in regione, è importante fornire un supporto alle PMI affinché , da sole o in forma aggregata, dialoghino con maggior facilità con le istituzioni deputate alla ricerca e alla formazione, nonché trovino le competenze per accedere alle linee di finanziamento nazionali e comunitarie.

La figura del manager a tempo, già prevista in Rilancimpresa, sarà ampliata con l’introduzione dell’Innovation Manager , una figura professionale che sia ponte fra le PMI e i centri di ricerca.

In più , per le PMI deve essere organizzato un sistema di raccolta fondi pubblici, locali, nazionali ed europei per l’innovazione grazie all’intermediazione di un unico Centro di Assistenza Tecnico che faccia da intermediario per lo creazione di progetti di ampio respiro.

La forza viva dell’artigianato.

L’artigianato rappresenta una componente essenziale del tessuto produttivo e sociale regionale, in termini di occupazione, fatturati, competenze e coesione territoriale. Un’impresa su tre in regione è artigiana ed esse rappresentano un tessuto produttivo importante, e non meno svolgono un ruolo sociale, portando gli strumenti e le prerogative delle imprese in ogni angolo della Regione, e culturale, conservando spesso quel “saper fare” che caratterizza la nostra immagine in Europa e nel mondo.

Il decennio della recessione non ha escluso le imprese artigiane (- 6,8), operanti nei servizi e nella produzione, che hanno subito effetti a volte pesanti, come nel settore dei trasporti e della manifattura (-14,4%).

Nei servizi alle imprese, l’artigianato è cresciuto considerevolmente. Il 2° Rapporto “Tax Free Day” realizzato dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA) il Friuli Venezia Giulia si riconferma una regione virtuosa.

Al fine di sostenere la permanenza di questa struttura, che ha subito i colpi della crisi decennale, si rendono necessari Corsi Gratuiti di Formazione alle nuove Normative UNI, la riduzione aliquota annuale di iscrizione Camera di Commercio, l’effettuazione di Corsi gratuiti di informatizzazione per la fatturazione digitale e la compilazione di conformità , e di Corsi sulla sicurezza e patentini con esami finali per Attestato.

L’attività degli artigiani, come componente essenziale del tessuto produttivo regione, deve essere sostenuta fornendo loro regolare formazione gratuita sull’evoluzione delle normative, delle tecnologie, della sicurezza del marketing per le loro imprese: corsi di formazione alle nuove Normative UNI; corsi gratuiti di informatizzazione per la fatturazione digitale e la compilazione di conformità , e di corsi sulla sicurezza e patentini con esami finali per Attestato; corsi di comunicazione aziendale; incentivi per partecipare alle fiere tecnologiche.

Inoltre, bisogna sostenere la creazione di reti di imprese artigiane capaci di affrontare le nuove complessità produttive ed economiche. Si pensi all’edilizia: c’è bisogno di convertire un numero sempre più ampio di costruttori di abitazioni e impianti in esperti di riqualificazione degli immobili. Reti di imprese, reti di filiera che possano beneficiare dell’aiuto di altri professionisti nella comunicazione, nella ricerca di bandi e concorsi, nell’identificazione di clienti oltre i confini regionali. Financo alla creazione di Distretto dell’Edilizia, un cluster che aiuti le aziende associate ad innovarsi e ad aprirsi a nuovi mercati.

Il futuro artigiano passa sia da un impiego esteso e innovativo delle tecnologie, sia da un ripensamento dell’artigiano come ingranaggio dello sviluppo economico.