9. Una nuova grande azione per il reinserimento nel mercato del lavoro

Partiamo da un sistema formativo regionale d’eccellenza a livello nazionale, ma l’eccezionalità della crisi occupazionale che abbiamo vissuto e la stessa modifica strutturale nel mondo del lavoro necessitano di maggiori investimenti, oltre che di misure volte a rafforzarne l’efficacia.

Dobbiamo per questo rafforzare sia un sistema di formazione permanente sia una formazione specificatamente volta alla ricollocazione e all’accompagnamento al lavoro, per tutti quelli che partecipano al mondo del lavoro, lavoratori e disoccupati.

Bisogna infatti intervenire anche a monte dell’evento della disoccupazione, facendo in modo che coloro che hanno necessità di ricollocarsi arrivino a quel momento con un bagaglio di competenze aggiornato e con un livello di motivazione e orientamento adeguato.

Sosteniamo la formazione e l’orientamento permanente e il consolidamento del capitale umano per evitare il tipico fenomeno di impoverimento culturale, tecnico e morale che colpisce chi è stato escluso dal mondo del lavoro a seguito di licenziamenti, crisi aziendali, fenomeni di delocalizzazione.

Per migliorarne l’efficacia, occorre innanzitutto agire sulla programmazione regionale, mettendo in filiera e a sistema tanto la formazione finanziata con risorse regionali, quanto quella a valere sui Fondi Strutturali Europei (FSE, FESR), quanto ancora la formazione continua finanziata con i Fondi Interprofessionali nell’ambito del principio e delle strutture della Bilateralità .

La programmazione si deve fondare su una attenta analisi dell’evoluzione del mercato del lavoro e delle competenze tecniche e trasversali dei diversi profili professionali richiesti dalle imprese, come d’altronde previsto dalla recente Legge Regionale della formazione.

Oltre a questo occorre migliorare anche il rapporto tra la programmazione e la rete di soggetti che sul territorio realizza concretamente la formazione, diminuendo i tempi di realizzazione.

Soprattutto per le persone più fragili economicamente, il sostegno non sarà solo garantito dalla possibilità di un maggiore e migliore accesso alla formazione, ma anche da misure che permettano di seguire con “serenità ” questi corsi, anche prevedendo incentivi volti a minimizzare i costi stessi di partecipazione (es. viaggi e spostamenti necessari per partecipare).

Attenzione speciale per i lavoratori e le lavoratrici con un basso livello di occupabilità

Sarà attuato un programma volto a intervenire sui lavoratori e le lavoratrici che – per carichi familiari, per durata del periodo di disoccupazione, per competenze, per disagio sociale – risultano essere più fragili e più difficili da ricollocare.

I servizi e gli strumenti ci sono già , ma occorre un investimento di risorse mirato e intenso perché si tratta di promuovere un’azione di vera e propria “rinascita professionale” per i cittadini che si trovano nella difficilissima situazione di doversi rilanciare mettendo per loro in campo servizi mirati e intesivi che vanno dal sostegno motivazionale, all’orientamento professionale, all’aiuto a un effettivo reinserimento nel mondo del lavoro.
Sarà necessario:

  1. rafforzare, anche attraverso strutture regionali specificatamente dedicate, il monitoraggio delle situazioni aziendali di criticità occupazionale. Questo al fine di migliorare quelli che sono gli strumenti già in essere a livello regionale, come la relazione con le autonomie locali e la concertazione con le parti sociali.
  2. insieme con le parti sociali e facendo leva sulle attività già svolte, in questo ambito, dall’Agenzia Regionale per il lavoro, promuovere una più capillare conoscenza dei diritti, delle tutele e dei doveri legati alle transizioni lavorative, oltre che degli strumenti e delle opportunità di partecipare attivamente all’offerta di politiche attive e passive del lavoro regionali e nazionali

Promozione del lavoro a domicilio (“telelavoro” o “lavoro agile”).

In attuazione alla Legge nazionale 81/2017, la Regione promuoverà il lavoro a domicilio, sia per i propri dipendenti che per quelli di realtà pubbliche e private operanti nel Friuli Venezia Giulia. La citata legge prevede che tale forma lavorativa venga promossa “allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro … senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici”.

Per quanto riguarda la propria organizzazione, la Regione intende superare l’obiettivo fissato dalla Direttiva 3/2017 del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10% di dipendenti interessati dal lavoro agile entro 3 anni, e anzi conta di estendere le forme di lavoro a domicilio al 20% del proprio personale entro la fine della prossima legislatura.

Questo al duplice scopo di sostenere da un lato la genitorialità e la cura della famiglia da parte dei dipendenti regionali, e dall’altro di massimizzare l‘efficienza delle prestazioni erogate contenendo nel contempo i costi immobiliari.

Per quanto concerne i lavoratori degli Enti Locali e delle aziende private del territorio del Friuli Venezia Giulia, la Regione creerà una struttura di supporto che eroghi consulenza normativa, organizzativa e manageriale a quei datori di lavoro che desiderino intraprendere percorsi simili e garantire così ai propri dipendenti un migliore bilanciamento tra vita lavorativa e vita familiare.

La Regione inoltre potrà prevedere dei fondi a supporto del telelavoro di particolari categorie soggette a situazioni di disagio familiare, estendendo l’attuale organizzazione che già li prevede a favore delle persone disabili.

Un nuovo modello di welfare, minori spostamenti, minori consumi e maggiore salute per tutti passano anche per un attivo supporto alla promozione del telelavoro e lavoro agile.