Consiglio regionale: Zanin presidente di parte, non rappresenta tutti

«Iniziare il proprio discorso di insediamento con un grazie al presidente della Regione è il peggiore degli inizi. Zanin ha minato il rapporto di autonomia del Consiglio rispetto alla Giunta, non si può pensare di essere presidente di tutti esordendo in questo modo. Quello a cui abbiamo assistito oggi è un problema che riguarda le istituzioni: tutti i gruppi di minoranza, non solo il Pd, si sono astenuti dal voto proprio perché è mancato il confronto». Queste le mie dichiarazioni a margine dell’elezione del presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin. Tutto il gruppo del Pd, così come gli altri gruppi di opposizione, non ha preso parte alla votazione che ha designato Zanin presidente. Tutti i consiglieri del Pd hanno preso la parola in Aula motivando ognuno la propria astensione dal voto. «Questa elezione non ci ha soddisfatto in alcun modo innanzitutto perché il nome di Zanin non era in alcun modo circolato nei giorni scorsi in maniera formale com’era successo per il compianto e rimpianto presidente Romoli che avevamo votato con la sicurezza che sarebbe stato un uomo sopra le parti. Oggi invece, in Aula, parte della maggioranza non sapeva quale fosse il nome. Altro dato negativo riguarda l’assoluta chiusura alla nostra richiesta di sospensione con conseguente convocazione dei capigruppo, per dare un nostro contributo all’individuazione di un presidente, visto che la maggioranza si era lacerata in maniera totale. Ci hanno negato anche questo per votarsi infine un presidente di assoluta parte, che non rappresenta l’intero Consiglio». Infine ho concluso «prendiamo atto dello scollamento tra la maggioranza e la Giunta. Nella prima votazione è stato evidente che l’intesa di potere tra Fedriga e Riccardi non ha avuto il supporto, in termini di voti, da parte dei consiglieri di maggioranza. Difatti non c’era più la maggioranza, con 20 voti a sostegno di Zanin sul totale di 29. Un segnale chiaro che ha costretto Fedriga a dover minacciare le dimissioni per riportare ordine tra i suoi ponendo fine a ogni possibile confronto».

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