Oggi arriva Matteo Renzi in Regione. Ecco l’intervista che ieri ho rilasciato al Messaggero Veneto

Lui, Matteo Renzi, incarna il cambiamento. Lei, Debora Serracchiani, anche. Ne è certo Sergio Bolzonello, renziano della prima ora, candidato al Consiglio regionale e per un posto in giunta se il Pd vincerà, perché come il suo leader l’ex sindaco di Pordenone si ritrova oggi più forte. Renzi sarà in regione domani protagonista di un tour in sei tappe per sostenere l’elezione di Serracchiani a governatore del Fvg. E nelle sei tappe avrà a fianco Serracchiani e Bolzonello. Si parte alle 12 da Trieste, dal gazebo del Pd in piazza della Borsa per un incontro pubblico, mentre alle 13.15 è previsto il pranzo a Monfalcone, nella mensa della Società Bulloneria Europea. Un’ora più tardi Renzi è atteso al Kinemax di Monfalcone ancora per un incontro pubblico, mentre alle 16.30 sarà a San Daniele nella Loggia del Palazzo comunale, cittadina che il sindaco di Firenze ha chiesto espressamente di poter visitare. Alle 18 in piazza San Giacomo a Udine e alle 20.30 in piazza XX Settembre a Pordenone gli appuntamenti più attesi. Sarà una visita importante per testare il clima attorno a Renzi, rilanciato sul palcoscenico nazionale, e per le chance di successo di Serracchiani. È Bolzonello, da renziano della prima ora, a suonare la carica. Renzi è ancora un innovatore? «Certamente, oggi nei modi e nei contenuti continua a essere uno dei più grandi innovatori del nostro Paese, perché riesce a interpretare sempre il reale sentire della gente. Poi può non far piacere sentire la sua crudezza, ma constato che il 90% di ciò che dice è quello che sentono gli italiani. Lui coglie il sentire della gente». Ha ragione a dire che a Roma, a partire da Pierluigi Bersani, si sta perdendo tempo? «Non è solo Bersani che sta perdendo tempo, la colpa va suddivisa fra tutti, dal M5S al Pdl fino al Pd. La politica continua a non capire che c’è bisogno di un’immediata risposta alle esigenze della gente e la prima da dare è: occupazione. Secondo me o si fa un governo o si torna a votare, non vedo alternative». Anche con un governo di larghe intese? «Non sta a me dirlo, ma, ripeto, o si dà vita a un governo o si torni al voto». Anche correndo il rischio di votare con la stessa legge elettorale? «Non sono io che devo decidere, ma chi sta a Roma». Renzi viene a sostenere Serracchiani e lei. Cosa si aspetta? «Viene a sostenere Debora Serracchiani e il Pd, me e tutti gli altri candidati. Mi aspetto parole di chiarezza, come al solito. E farà capire alla gente del Fvg che si può fare politica in modo diverso, parlando chiaro alle persone, tagliando i privilegi, mettendo la meritocrazia davanti a tutto, incentivando i talenti. Questo è un patrimonio anche di chi fa politica in modo intellettualmente onesto, non è una prerogativa solo di chi si proclama nuovo. Abbiamo le carte in regola per rappresentare il cambiamento». Anche Serracchiani rappresenta il cambiamento? «Sì, lo incarna. Sottolineo un dato per tutti: mi permette di candidarmi da indipendente tra le fila dei democratici e ha voluto e difeso questa scelto». Lei sarà uno dei componenti della giunta? «Non mi aspetto nulla, ma voglio dare, voglio mettere a disposizione la mia esperienza. Poi quello che sarà, sarà». Ha avvicinato lei Serracchiani a Renzi? «Debora è sempre stata vicina a Matteo tanto che lui a Firenze, nel giugno scorso quando non aveva ancora deciso se partecipare alle primarie o no, disse che non era una questione di nomi. Disse: “Se dovrò essere io sarò io, diversamente potrebbe essere anche Serracchiani”. Lo ha detto davanti a tutti. Lei ha scelto percorsi paralleli, ma non divergenti. Serracchiani, dai manifesti all’approccio, ha modificato la campagna elettorale. È la strada giusta? «Sì. Bisogna continuare a macinare chilometri, a stare in mezzo alla gente, a spiegare, a star loro vicino. Noi siamo qui e siamo convinti che la nostra esperienza, onesta e capacità di guardare al futuro siano una certezza, ma non una certezza di mantenimento dello status quo, ma di vera e propria nuova politica in Fvg, anche a costo di continuare ad andare contro gli apparati che non vogliono cambiare».

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