Una Regione ispirata al modello di Renzi

(di Stefano Polzot, Messaggero Veneto)

L’ex sindaco di Pordenone Bolzonello indica la soluzione per amministrare.
«La burocrazia è un grande centro di costo, vanno smantellati alcuni carrozzoni» 

PORDENONE. La Regione del centro-sinistra? Ispirata al modello Renzi. Sobrietà dei politici, riforme radicali, volti nuovi. E’ questa la ricetta che Sergio Bolzonello, ex sindaco di Pordenone, candidato alle regionali come indipendente Pd nella circoscrizione di Pordenone e vice presidente in pectore se vincerà Debora Serracchiani, indica per sconfiggere Tondo e i grillini.

 Chi teme di più degli avversari?

 «Né Tondo, né Galluccio. Abbiamo un modello di Regione sul quale può infrangersi l’onda dell’antipolitica e il conservatorismo degli uscenti. In questi 5 anni il centro-destra ha fallito non riuscendo a produrre riforme strutturali nonostante abbia gestito la Regione in piena crisi post-2008. Si sono limitati a occuparsi della quotidianità. Il fronte grillino mescola proposte demagogiche e altre, come la riduzione dei costi della politica, che io e altri sosteniamo da tempo».

 Sta di fatto che sui rimborsi delle spese di rappresentanza anche il Pd è coinvolto. Cosa si propone per ridurre i costi della politica?

 «E’ necessario essere credibili e tale valore si misura dall’aver espresso alcuni concetti prima che scoppiasse la bufera. Da tempo mi sono schierato contro i rimborsi elettorali e il finanziamento pubblico dei partiti. Se verremo eletti, via anche le spese di rappresentanza per i gruppi consiliari. Sa qual è il mio modello? Quello dei sindaci».

 Ovvero?

«Sobrietà nell’agire politico e controlli. Ogni spesa di rappresentanza dei Comuni è certificata da delibere e determine ed è pubblica. Per quanto riguarda gli stipendi l’indennità dei consiglieri regionali deve essere pari a quella dei sindaci dei capoluoghi di provincia».

 Le sacche di spesa improduttiva, però, si annidano anche all’interno dell’apparato regionale. Come pensate di intervenire, a partire dalla riforma delle autonomie locali?

 «Abolire le Province, nell’ambito di un modello istituzionale che vede la Regione, le associazioni dei Comuni e i municipi».

 Non pensa che questi ultimi siamo troppi?

 «E’ un falso problema, già oggi i piccoli Comuni – lo dico da revisore dei conti – hanno messo in atto associazioni nella gestione dei servizi che consentono di risparmiare sulle spese».

 E l’apparato?

 «La burocrazia è uno dei grandi centri di costo per le aziende e le famiglie. E’ necessario coinvolgere il personale in un progetto capace di accompagnare le trasformazioni economiche e sociali. Attenzione però: è un processo che non si fa solo con la spending review, ma valorizzando le migliori risorse che abbiamo».

 E’ d’accordo con la preoccupata analisi di Fulvio Mattioni, pubblicata dal nostro giornale, sulle partecipate regionali?

 «In assoluta sintonia. E’ necessario smantellare alcuni carrozzoni e innervare di competenze altre strutture».

 Faccia dei nomi…

«Penso, ad esempio, che l’Ersa debba essere riportato all’interno della struttura regionale. Troppe partecipate agiscono in modo indipendente, legate a visioni individualiste di questo o quell’amministratore. Immagino una riforma di Friulia e Mediocredito: la prima vocata all’innovazione del tessuto produttivo e l’altra una sorta di Cassa depositi e prestiti per rimettere in circolo gli investimenti».

 Basterà a invertire la spirale della recessione?

«No, occorre attrarre investimenti da fuori regione e lo si può fare garantendo alle aziende che s’insediano in regione, con un meccanismo di incentivazione che la specialità consente, le stesse condizioni che trovano in Stiria, Carinzia o in Trentino».

Progetti ambiziosi, ma non teme che in regione valgano ancora i vecchi modelli, ad esempio quell’asse Trieste-Udine che impedisce a un pordenonese di sperare nella guida della Regione?

 «So che questo modo di pensare appartiene ancora ad alcuni, ma vorrei ricordare che, con i nostri 1,2 milioni di abitanti, siamo una grande città con cinque quartieri».

 Però la candidatura Serracchiani ha stoppato ogni sua ambizione di fare il candidato presidente…

«Candidare Debora è stata la scelta migliore e io sono impegnato affinché vinca».

 Ma non è una figura, anche nel suo ruolo di segretario regionale, ormai assimilata all’apparato Pd?

«Tutt’altro. Vorrei ricordare che ha acquisito consensi e popolarità contestando i vecchi schemi e li ha talmente combattuti che con parte del gruppo consiliare del Pd non c’è stato feeling. Devo a lei il fatto che, da indipendente, ho potuto candidarmi e partecipare alla vita del partito».

Si poteva fare di più per rinnovare il Pd?

«Molto è stato fatto, ma altro si può fare ancora e sono convinto che verrà realizzato. Il modello Renzi va pienamente applicato».

Anche nei volti della giunta Serracchiani se verrà eletta?

«Vedrete, ci saranno sorprese e volti nuovi».

A proposito di Renzi, conferma che giungerà in regione?

«Sì, ad aprile dovrebbe tenere dei comizi nelle piazze».

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